Disturbi del sonno nei bambini – a cura del Dott. Massimo Morasca, Specialista in Pediatra

DISTURBI DEL SONNO NEI BAMBINI


Disturbi del sonno nei bambini

I disturbi del sonno nell’infanzia rappresentano senz’altro una delle cause principali di ansia per i genitori e di conseguenza uno dei motivi più frequenti di richiesta per una visita pediatrica.

Un bimbo che dorme poco e manifesta risvegli continui durante la notte, mette sotto stress tutto il sistema familiare, a volte in modo grave, soprattutto quando uno dei genitori (quasi sempre la mamma) si trova da solo a gestire il problema. Inoltre, i ritmi medi di una famiglia oggi sono molto serrati, frenetici, con una predominanza di frettolosità e giochi di “incastri orari” che di certo non aiuta a trovare l’armonia con un bambino che segue il suo personale ritmo di sonno veglia. Se a ciò aggiungiamo l’aumento delle luci artificiali, l’utilizzo sempre più precoce degli strumenti elettronici e un’alimentazione non corretta, il risultato è una disarmonia tra quello che dovrebbe essere il ritmo sonno-veglia naturale del bambino e le esigenze sociali e familiari.

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Un bimbo che dorme poco e manifesta risvegli continui durante la notte, mette sotto stress tutto il sistema familiare

Il sonno è quindi diventato un tema molto attuale nel mondo dell’infanzia, anche perché si è assistito ad un cambiamento radicale dei ritmi sonno veglia nei bambini negli ultimi decenni. Si calcola che nel mondo industrializzato il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffre di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%.

Rispetto a cento anni fa i bambini nel mondo occidentale dormono in media 2 ore in meno. I disturbi del sonno, aumentati soprattutto negli ultimi 20-30 anni, possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita del bambino ma anche dei genitori. (1)

I più comuni disturbi del sonno sono:

  • insonnia (20-30%)
  • parasonnie (25%)
  • disturbi del ritmo circadiano (7%)
  • disturbi respiratori del sonno (2-3%)
  • disturbi del movimento legati al sonno (1-2%)
  • ipersonnie (0,01-0,20%)

Queste alterazioni del sonno sono diversamente distribuite a seconda dell’età. Ad esempio nella prima infanzia predominano difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti, parasonnie (ad esempio pavor notturno o risvegli confusionali) o i disturbi respiratori del sonno (ad esempio sindrome delle apnee ostruttive), mentre nelle età successive possono comparire con maggiore frequenza disturbi del ritmo circadiano e disturbi del movimento correlati al sonno, e soprattutto in adolescenza, disturbi legati alla scarsa igiene del sonno, favoriti dagli stili di vita scorretti. (1)

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Rispetto a cento anni fa i bambini nel mondo occidentale dormono in media 2 ore in meno. I disturbi del sonno, aumentati soprattutto negli ultimi 20-30 anni, possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita del bambino ma anche dei genitori

Le ripercussioni nell’ambito familiare sono evidenti: una scarsa salute fisica e mentale dei genitori, in particolare delle mamme, che possono soffrirne in modo grave. Si calcola che il 38% delle madri di “cattivi dormitori” ha sintomi nevrotici e/o depressivi, e l’85% sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino. Ancora una volta sono soprattutto le donne quelle che pagano il prezzo più alto di questo disagio.

Sono dati allarmanti che motivano il massimo impegno da parte di noi pediatri nell’accogliere ed aiutare i genitori su questo tema.

Ci sono delle regole comportamentali di riferimento che possono essere utili ma che devono essere proposte in modo comprensibile e fattivo adattandole, di volta in volta, a quel particolare e unico sistema familiare che il pediatra si trova di fronte, con la consapevolezza che non ci sono soluzioni facili e non basta indicare una regola per risolvere il problema.


Le conseguenze di un sonno insufficiente o di cattiva qualità nei bambini sono molteplici e molto spesso misconosciute. Una cattiva qualità del sonno può comportare diversi disturbi che molti, erroneamente, non attribuiscono ad una alterazione del sonno (1):

  • ridotte performance scolastiche e problemi di apprendimento: il 28% dei bambini con insufficiente quantità di sonno si addormenta a scuola una volta a settimana; il 22% facendo compiti; il 32% è troppo stanco per fare sport;
  • sonnolenza, disattenzione, ridotta memoria di lavoro, scarso controllo impulsi e disregolazione del comportamento;
  • rischio traumi accidentali;
  • obesità, disturbi metabolici, predisposizione al diabete;
  • aumento rischio di sviluppare ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi depressivi;
  • in adolescenza abuso di alcool, cannabis e altre droghe, depressione, intenzioni suicidarie.

Per prevenire e curare i disturbi del sonno la strategia è innanzitutto comportamentale, considerando che ad oggi non esistono farmaci approvati per l’insonnia in età pediatrica, né dall’FDA né dall’EMA, e i dati in letteratura per valutarne l’efficacia sono carenti, soprattutto per aspetti metodologici.

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Un valido aiuto può provenire dalla Medicina Integrata con farmaci omeopatici e/o fitoterapici privi di effetti collaterali e di facile utilizzo. L’approccio complesso di questa medicina permette inoltre di individuare meglio il disagio dei genitori e del bambino in modo da adottare strategie multisistemiche. (2)

Le 10 regole per il sonno dei bambini e dei loro genitori (Società Italiana di Pediatria)

  1. Rispettare l’orario della nanna tutte le sere. Abituare il piccolo sin dalla tenera età ad addormentarsi sempre alla stessa ora, adattando i ritmi della famiglia a quelli del bimbo e non viceversa (se si tiene sveglio il bambino perché il papà o la mamma arrivano tardi si sposta in avanti tutto il suo sonno). Le buone abitudini vanno mantenute e consolidate nell’arco della crescita, variandole in base all’età.
  2. Far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente (che sia la sua cameretta o nei primi mesi quella dei genitori) adeguatamente preparato, con luci soffuse senza device accesi, ed eventualmente con una musica dolce e monotona di sottofondo. Non farlo addormentare in ambienti diversi, come sul divano in sala mentre si guarda la televisione. Costruiamo e manteniamo gli stessi rituali di avvicinamento al sonno.
  3. Dissociare la fase di alimentazione da quella dell’addormentamento. Nei primi due o tre mesi di vita manca la fase di addormentamento, nel senso che non è possibile riconoscere con precisione quando il bambino sta "crollando". Nei mesi successivi invece appena si notano alcuni segnali (non succhia più con forza, chiude gli occhietti) si deve staccarlo dal seno e metterlo nel lettino.
  4. Rispettare l’orario dei pasti durante il giorno. Anche se il bambino va al nido cercare di mantenere gli stessi orari del pranzo, merenda e cena, adeguando i nostri orari ai suoi.
  5. Mai usare il tablet o altri dispositivi elettronici dopo cena. Spegnere tutto almeno un’ora prima dell’addormentamento. La luce dei device riduce la produzione della melatonina che favorisce l’addormentamento. Mantenere tutti gli apparecchi elettronici, inclusa la televisione, il computer e il cellulare fuori dalla stanza da letto.
  6. Non dare troppo cibo o acqua prima di dormire. Evitare il latte o altri liquidi compresa la camomilla durante i risvegli, preferire piuttosto l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi, come il ciuccio per esempio.
  7. Regolare con attenzione l’esposizione alla luce. Per il sonnellino pomeridiano mantenere la luce dell’ambiente; ridurre l’esposizione il più possibile per la notte; potenziare la luce appena svegli. Il nostro ritmo sonno veglia, come quello dei nostri figli, è governato dall’alternanza della luce e del buio.
  8. Evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16. No a tè, solo deteinato in caso, no a bevande contenenti caffeina e no alla cioccolata.
  9. Favorire un’alimentazione equilibrata. Con un adeguato introito di liquidi durante il giorno. Preferire cibi contenenti fibre e triptofano che è un precursore della melatonina, come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali.
  10. No ai bambini nel lettone. Dopo i primi 8/10 mesi di vita, abituarli all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente. Nei primi mesi è consigliabile che il bambino dorma nella stessa stanza dei genitori ma non nel lettone, abitudine che può aumentare il rischio di sindrome da morte improvvisa del lattante (SIDS).
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Un valido aiuto può provenire dalla Medicina Integrata con farmaci omeopatici e/o fitoterapici privi di effetti collaterali e di facile utilizzo. L’approccio complesso di questa medicina permette inoltre di individuare meglio il disagio dei genitori e del bambino in modo da adottare strategie multisistemiche

1) Angriman M Malorgio E. Bruni O. Società Italiana di Pediatria Le 10 regole d’oro per il sonno dei bambini www.sip.it

2) Morasca M. La base dell’arcobaleno. Le nuove frontiere della conoscenza medica http://www.succedeoggi.it/2020/05/la-base-dellarcobaleno/


Il Dott. Massimo Morasca, Specialista in Pediatria, svolge da più di 30 anni la pratica professionale, e ha visitato più di 35.000 bambini, applicando lo studio e la ricerca della Pediatria Integrata, sempre perseguendo l’ideale di medicina aperta, libera da pregiudizi e realmente vicina alla sofferenza. Una medicina integra, personale, umana.
Il presente estratto è tratto dall’articolo “Medicina Integrata, medicina della complessità” di prossima pubblicazione.


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